Notturno – La Ragione al Sonno debutta a Trieste

NOTTURNO LOCANDINA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTTURNO

la ragione al sonno

liberamente tratto da La casa del sonno di Jonathan Coe

con Irene Serini, Alice Redini, Filippo Renda

scene e costumi Eleonora Rossi

musiche Patrizia Rossi

disegno luci Marco Giusti

regia e drammaturgia Filippo Renda

un progetto CRASC, Ludwig – officina dei linguaggi contemporanei, Idiot Savant

link alla presentazione di NOTTURNO | IL ROSSETTI

Il linguaggio è un traditore, un agente segreto doppiogiochista che scivola tra un confine e l’altro nel cuore della notte. È una pesante nevicata su un paese straniero che nasconde le forme e i contorni della realtà sotto un manto di nebuloso biancore. È un cane azzoppato che non riesce mai a eseguire correttamente gli esercizi richiesti. È un biscotto allo zenzero che, lasciato a inzupparsi per troppo tempo nel tè dei nostri auspici si sbriciola diventa niente. È un continente perduto. Il linguaggio è un’amante crudele e fedifraga; è un baro astuto dalle maniche pullulanti di assi; è un suono distante di flauto in una notte nebbiosa, che ci tormenta con melodie semi dimenticate; è la luce all’interno del frigorifero che mai si spegne finché noi restiamo a guardarla; è una tovaglia troppo corta; è un coltello nell’acqua.

In Italia, “La Casa del Sonno” ha avuto successo più che in qualsiasi altro paese. Il motivo va forse ricercato nel riuscito connubio tra il contenitore – il romanzo – e il contenuto – l’attrazione erotica, slegata dall’attrazione di genere. Con uno stile raffinato e avvincente, Coe riesce ad avviluppare il lettore costringendolo, suo malgrado, a vincere resistenze intellettuali e morali profonde e ad aprire tutto ciò che all’eros e all’amore contribuisce: cuore e mente, istinto e razionalità. Su questo dualismo, una combinazione di per sé finita eppure in continua espansione, nasce e si costruisce “Notturno”. Sulla scena si muovono due adulti e il loro amore. Tra loro, la disperazione di non essere stati in gioventù all’altezza del sentimento che provavano, con la consapevolezza di non essersi opposti al ricatto delle dinamiche di genere della società. Motore dell’azione e del conflitto è un terzo personaggio, marginale nel romanzo di Coe ma determinante per l’adattamento alla scena: uno psicanalista lacaniano. Da lui, nella spettrale clinica chiamata Casa del Sonno e specializzata nel trattamento delle dissonnie (ovvero, i disturbi del sonno), uno dei due protagonisti è in cura per una pesante forma di narcolessia. Le patologie del sonno saranno il comune denominatore delle storie dei personaggi. E proprio allo psicologo sarà affidata la restituzione al pubblico di una personale e particolarissima visione del loro stato psicologico. Come nel romanzo, la drammaturgia è costruita come un flipper narrativo. La relazione tra i due si muove tra futuro e passato, tra visioni e ricordi, in un conflitto latente che tinge la storia di giallo e porta lo spettatore a investigare, partecipando con la mente e con il cuore, per capire cosa sia successo ai protagonisti e al loro amore. La regia amplifica e provoca l’immersione dello spettatore nella storia; e lo fa con tutti gli strumenti che le sono concessi dal gioco teatrale, dal testo alle luci di sala. Il palcoscenico è pensato come una graphic novel in movimento e ruba momenti e suggestioni al cinema. L’estetica si ispira allo steampunk, la cui sintesi è racchiusa nel motto: come sarebbe stato bello il passato se ci fosse già stato il futuro.

Filippo Renda